Ieri mattina è morto zio Tore.
Era un buon uomo, silenzioso e discreto.
Una di quelle persone che non riesci a definire, che non è possibile capire a fondo perché stanno sempre molto fra sé.
Aveva gli occhi di un indaco profondo, due occhi spettacolari.
Dopo la morte di zia Amelia, nel 2005, volle andare in un ospizio.
Stava lì tranquillo.
L’unica volta che lo rividi non mi riconobbe.
Mi fece un effetto strano che riportai in “Solo come so”.
Qualche giorno fa si è abbattuto. Nessuna malattia grave, solo uno scoramento. Poi, come succede a una certa età, si è pacificato col mondo e una bella mattina di maggio è andato via.
Stavamo andando in treno ad Alessandria.
Uno scatto rubato.
Ho sceso, dandoti il braccio
di Eugenio Montale
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Sette fili di canapa
C’erano sette fili di canapa
e un Abele da uccidere,
sotto il cielo di rame
C’erano sette medici a tavola
e un amore già anemico
dissanguato, per strada
Unirò sette fili ed avrò perduto
Unirò sette fili e sarò perduto
C’erano sette Cristi a Follonica
ed un ateo, sul Sinai,
bivaccava e aspettava
C’erano, poi, sette topi sull’edera
e più giù un cavaliere giovane
preso da una tagliola
Unirò sette fili ed avrò perduto
Unirò sette fili e sarò perduto
Mario castelnuovo
Sensazioni strane.
